IL CUORE IN 15 DOMANDE

dott.ssa Paola Quenda

Quando decido di prendere in casa un cucciolo o un gattino cosa posso fare riguardo alle malattie cardiache congenite ed ereditarie?
L’atteggiamento piu’ corretto è quello di rivolgersi immediatamente a un medico veterinario che visiti il cucciolo e possa identificare eventuali precoci alterazioni all’esame obiettivo cardiovascolare, rapportabili a difetti congeniti presenti alla nascita; alcune patologie possono essere sospettate alla nascita , altre hanno un esordio clinico piu’ tardivo e sono diagnosticabili nelle prime dodici settimane. Altre hanno una penetranza variabile e possono manifestarsi anche nell’adulto. E’ importante affidarsi ad allevatori che, nel loro stesso interesse , effettuino una corretta selezione dei riproduttori con criteri che variano secondo le diverse malattie e la razza per ridurre il numero di soggetti patologici.
Che differenze c’è tra cardiopatia congenita , ereditaria e acquisita?
Si intende malattia congenita una patologia presente alla nascita legata a mutazioni genetiche occasionali o ereditarie, anche concomitanti ad altri fattori nel corso della vita fetale (infettivi, tossicologici, ambientali). Una spiccata familiarità segnala una verosimile origine ereditaria della malattia , trasmessa alla discendenza per via parentale . Le cardiopatie acquisite sono malattie a sviluppo occasionale che possono presentarsi indipendentemente da fattori genetici (ad esempio, infezione di una valvola cardiaca , miocarditi, neoplasie )

Quali sono le piu’ frequenti malattie cardiache acquisite e congenite che possono colpire il cane e il gatto?
Tra le cardiopatie congenite piu frequenti ricordiamo la stenosi aortica (prevalentemente sottovalvolare), la stenosi polmonare, i difetti interventricolari e interatriali, le displasie valvolari, la persistente pervietà del dotto arterioso, alcune cardiomiopatie a coinvolgimento genetico ; le patologie acquisite piu’ rappresentate riguardano le valvulopatie degenerative e infettive, le mio-pericarditi , le cardiomiopatie , le neoplasie, i danni ischemici del muscolo cardiaco.

Come faccio a capire che il mio cane o gatto è malato di cuore?
Alcuni segni clinici sono evidenti anche al proprietario, come la ridotta tolleranza all’esercizio fisico (corsa, gioco, rampa di scale..) e la tosse nel cane, e la difficoltà respiratoria in entrambe le specie. In talune malattie con ridotta ossigenazione sanguigna si puo’ notare cianosi (colorazione blu-viola o comunque scura) delle mucose buccali
Il gatto puo’ presentarsi “semplicemente” anorettico e astenico.
Nelle fasi avanzate di malattia, gravi difficoltà respiratorie, versamento addominale, sincope sono eventi frequenti.

L’assenza di segni clinici evidenti, peraltro, non garantisce affatto l’assenza di malattia: alcune condizioni molto serie possono sembrare asintomatiche ed è quindi molto importante affidarsi a regolari controlli clinici del medico veterinario per individuare patologie occulte . In particolare nella spece felina l’esordio puo’ essere brusco e improvviso con quadri clinici anche molto importanti.

Ho un cane o un gatto cucciolo/adulto/anziano: quali controlli devo programmare per prevenire o diagnosticare tempestivamente una malattia cardiaca nelle diverse fasi della vita?
Nel corso del primo anno di vita i controlli dovrebbero avvenire con assiduità e regolarità secondo le indicazioni del medico veterinario curante , che potrà riconoscere eventuali alterazioni cliniche evolutive a carico dell’apparato cardiovascolare (ad esempio, un soffio presente nelle prime settimane di vita e sue modificazioni ), consigliarvi un corretto approccio diagnostico – terapeutico o indirizzarvi a uno specialista. Durante la vita adulta, fino ai sette anni di età circa con differenze individuali e di razza, i controlli di routine a cadenza quantomeno semestrale devono sempre coinvolgere l’apparato cardiovascolare anche in assenza di sintomi evidenti. Sarà cura del vostro veterinario consigliarvi eventuali accertamenti di tipo specialistico .
L’animale anziano necessita , come noi, di controlli piu’ assidui programmando, a scopo preventivo, check up mirati a valutare lo stato di salute dell’apparato cardio-vascolare, compresa la misurazione della pressione arteriosa sistemica e il monitoraggio della funzionalità renale, ovviamente secondo le diverse esigenze (presenza o meno di sintomi), e sempre nell’ambito di controlli clinici ed ematologici piu’ generali.

A chi mi devo rivolgere?
Sempre e solamente ad un medico veterinario di vostra fiducia. E’ possibile rivolgersi in ogni momento ad uno specialista per un consulto su una particolare patologia che è stata diagnosticata al nostro animale o che temiamo possa averlo colpito, ma è importante sempre dialogare con il vostro veterinario di fiducia che segue l’animale nella sua complessità fisiologica e patologica, utilizzando al bisogno le informazioni ottenute da un consulto specialistico . I risultati migliori si ottengono con spirito di collaborazione .

Il mio animale ha raggiunto la maturità (cinque anni): esistono, come per noi umani, comportamenti e scelte che possono aiutare a mantenere in buona condizione l’apparato cardiovascolare ?
Una vita sana con moderata attività fisica è un valido presidio anche per il nostro cane, oltre che per noi, unitamente ad un’alimentazione equilibrata e non basata sulla nostra cucina o peggio su cibi elaborati. La restrizione vera e propria al consumo di sodio (sale da cucina) in senso stretto è indicata in caso di ritenzione di fluidi per insufficienza cardiaca congestizia, ma è una buona regola utilizzare alimenti con un giusto equilibrio di nutrienti evitando se possibile di condire autonomamente i cibi al nostro animale eccededo con grassi e sodio; gli alimenti confezionati di buona qualità consentono di evitare errori nutrizionali. Lo stesso vale per il gatto ovviamente. Anche un animale che vive in casa puo’ essere stimolato da un compagno o da noi stessi a giocare e fare un po’ di esercizio quotidiano.

Cosa comporta vivere con un animale malato di cuore?
Condividere le giornate con un cane o un gatto cardiopatico richiede, prima di tutto, molta pazienza e amore. La cura di una bestiola malata significa dedicare del tempo alla somministrazione dei farmaci, spesso piu’ volte al giorno negli stadi avanzati della malattia, con attenzione agli orari; tolleranza per le disfunzioni causate dalla malattia e dai farmaci stessi (un animale in terapia diuretica ad esempio vedrà aumentare le sue esigenze fisiologiche, senza alcuna colpa evidentemente), accettazione del rischio , e della naturale evoluzione della malattia : molte malattie che colpiscono il cuore dei nostri animali, sebbene per fortuna non tutte, possono essere curate per via farmacologica ma non “guarite”

Il mio cane/gatto è cardiopatico e soffre anche di insufficienza renale: cosa posso fare per giungere a una corretta diagnosi e impostare una giusta terapia?
Sarebbe utile che il cardiologo, unitamente al curante di fiducia, valuti la condizione della circolazione periferica e dei reni nell’ambito del consulto di un paziente cardiopatico. Se possibile, è bene rivolgersi a centri che garantiscano l’attenzione per questo livello di indagine.

Quale significato e impatto clinico hanno l’ipertensione arteriosa e l’arteriosclerosi nel cane e nel gatto?
Con un significato ed una ricaduta clinica variabile rispetto a quella che colpisce l’uomo, l’ipertensione arteriosa sistemica, l’ipertensione polmonare e l’arteriosclerosi sono patologie ben rappresentate e molto subdole nel cane e nel gatto, con conseguenze anche molto serie e la loro ricerca e valutazione non deve mai essere esclusa dal controllo generale della funzione cardiovascolare. Anche lo sviluppo di ateromi nelle arterie periferiche puo’ essere possibile particolarmente nell’ambito di malattie endocrine , immunomediate o tumorali.

Come influisce il sistema circolatorio sulla funzione renale e cerebrale del mio cane/gatto?
L’ipertensione arteriosa cronica , le infiammazioni (tromboflebiti, arteriti), le malattie tromboemboliche , i danni della parete vascolare con conseguenti emorragie, le malformazioni ( fistole arterovenose, comunicazioni vascolari anomale) e il ridotto apporto di ossigeno acuto o cronico, causano estesi danni ai tessuti nobili quali rene e sistema nervoso centrale.

Come posso far valutare lo stato di salute del sistema circolatorio nel mio animale domestico?
Un esame obiettivo dell’apparato cardiovascolare durante la visita veterinaria di base e specialistica sono spesso in grado di evidenziare una sospetta patologia; a completamento viene posta indicazione agli esami ematologici-ematochimici ecg, Rx torace ed ecocardiogramma che definiscono la diagnosi aumentando anche la possibilità di evidenziare patologie occulte.

Il mio animale appare molto sofferente per una malattia cardiaca cronica: come posso capire se e quando non c’è piu’ nulla da fare?
La medicina umana , oltre alle opportunità della cardiochirurgia e della chirurgia vascolare con CEC (circolazione extracorporea), ha sviluppato molte tecniche e dispositivi di sostegno extrafarmacologico alla funzione cardiovascolare quali ad esempio, la resincronizzazione ventricolare, i defibrillatori automatici impiantabili, i dispositivi di assistenza ventricolare meccanica – contropulsatore aortico, cuore artificiale , utilizzati anche come “ponte” al trapianto -. Fortunatamente l’impianto di pacemaker , le procedure radiointerventistiche per la correzione di difetti congeniti cardiaci e vascolari, gli studi elettrofisiologici per i disturbi del ritmo cardiaco e la chirurgia toracica e cardiovascolare a cuore battente sono da tempo ormai di routine anche per lo specialsta veterinario . Purtroppo in alcuni casi, a terapia ottimizzata, utilizzando tutti gli ausili farmacologici e non a nostra disposizione, magari in un organismo non piu’ in grado di accettare e utilizzare correttamente le medicine che somministriamo, o che le rifiuta e non si alimenta, ci troviamo in una condizione di difficile squilibrio . Non dimentichiamo mai che l’obiettivo finale e ultimo è quello di aiutare la nostra bestiola a vivere con la malattia dignitosamente e con una qualità di vita se non buona almeno accettabile. Il rapporto di fiducia che si instaura tra voi e il vostro veterinario è quindi il miglior supporto che possiate trovare in questa circostanza dolorosa e difficile. Il veterinario, cardiologo o generalista che sia, è in grado di valutare le reali condizioni del vostro animale e di consigliarvi su come accompagnarlo per il periodo di fine vita nel modo migliore, non perseguendo mai un risultato fine a se stesso rischiando l’accanimento ma aiutandovi a decidere su quale sia la scelta migliore, anche se solo di breve palliazione.

I ringraziamenti per questo articolo vanno alla d.ssa Paola Quenda che si è laureata in Medicina Veterinaria presso l’Università degli Studi di Torino con il massimo punteggio e la Lode presentando una tesi in Cardiologia Sperimentale, cui ha fatto seguito un Corso di Perfezionamento post-Laurea in Malattie CardioVascolari dei Piccoli Animali presso lo stesso Ateneo e l’attività di relatore in ambito congressuale e corsistico per Società specialistiche di settore .

Dal 1992 è Laureato Frequentatore presso U.O. ospedaliere di Cardiologia e di Radiologia generale e vascolare – Az.Osp. San Giovanni Bosco e San Giovanni Battista – Molinette.
Dai primi anni novanta è membro della SIEC -Società Italiana di Ecografia CardioVascolare – tramite la quale nel 2005 effettua il primo Corso pilota FAD di Eccellenza in Ecocardiografia dello scompenso
Nel 2006 si iscrive al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia di Torino .

E’ iscritta all’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Torino e svolge esclusiva attività di Consulenza specialistica dedicata alle malattie Cardio-Vascolari dei Piccoli Animali e alla Diagnostica Ecografica, presso lo studio specialistico torinese VRC e altre strutture veterinarie private principalmente in Piemonte e Liguria (Torino, Genova). Cura inoltre brevi corsi individuali o per piccoli gruppi nel proprio settore specialistico